Vincenzo Ottorino Gentiloni. Ricordo di un cattolico a cento anni dalla morte

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Può essere utile, anche per i non pochi richiami all’attuale situazione politica e religiosa, conoscere meglio sia la figura del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni (1865-1916), di cui ricorre il centenario della morte, promotore del noto “Patto Gentiloni” con il quale nel 1913 i cattolici riuscirono ad assestare un duro colpo all’ascesa elettorale delle forze socialiste, massoniche e anticristiane, sia i meccanismi, anche dottrinali, che portarono al “patto” con il silenzioso consenso di san Pio X.

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Vincenzo Ottorino Gentiloni. Ricordo di un cattolico a cento anni dalla morte

di Massimo Viglione

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Può essere utile, anche per i non pochi richiami all’attuale situazione politica e religiosa, conoscere meglio sia la figura del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni (1865-1916), di cui ricorre il centenario della morte, promotore del noto “Patto Gentiloni” con il quale nel 1913 i cattolici riuscirono ad assestare un duro colpo all’ascesa elettorale delle forze socialiste, massoniche e anticristiane, sia i meccanismi, anche dottrinali, che portarono al “patto” con il silenzioso consenso di san Pio X.

Il voler ricordare questa figura non implica da parte di chi scrive l’adesione completa alle sue idee, e tanto meno ai contatti che ebbe – per forza di cose, una volta scelto di creare una lega elettorale nazionale – con esponenti del cattolicesimo transigente e liberale, come Meda e altri. Ma solo si vuole riproporre all’attenzione, ed eventualmente al dibattito anche, del mondo cattolico tradizionale odierno una pagina forse non sempre conosciuta, che coinvolge l’operato politico di vescovi certamente in grandissima parte ancora fedeli alla Chiesa di sempre e il giudizio comunque favorevole, per quanto distante, del più grande pontefice del XX secolo.

Il contesto religioso e politico

zzzzPioIXIl contesto religioso e politico è quello dell’Italia postunitaria, e si può schematizzare nei seguenti punti: 1) dal 1870 vige per i cattolici il non-expedit emanato da Pio IX a seguito della Presa di Roma (“né eletti, elettori”), che di fatto, pur nella piena giustificazione teologica e politica, aveva però escluso la stragrande maggioranza degli italiani per decenni dalla vita politica, facilitando di contro lo strapotere liberal-massonico dei ceti risorgimentali; 2) a 40 anni di distanza da quegli eventi, l’Italia era ormai un Paese in trasformazione sociale, aveva iniziato una sorta di prima industrializzazione che aveva come conseguenza la diffusione tra i ceti popolari delle idee socialiste e anarchiche; 3) alla svolta del secolo, a seguito dei gravi scontri sociali di Milano del 1898 e dell’assassinio di Umberto I, era ormai iniziata l’età giolittiana, il cui protagonista, primo fra i capi di governo italiani a non aver partecipato all’unificazione, si segnalava per lo spregiudicato pragmatismo politico e morale, come per il suo liberalismo a-ideologico e quindi funzionale a tutte le circostanze politiche; 4) in tal senso, Giolitti nel 1912 cedette ai nazionalisti dichiarando guerra alla Turchia per la Libia, e cedette alle forze progressiste accettando il suffragio (quasi) universale maschile, che portava l’elettorato da 3 a 8.500.000 circa di persone aventi diritto. Era chiaramente una svolta epocale, di cui era difficilissimo immaginare le reali conseguenze politiche alle future elezioni; 5) dal punto di vista religioso, dal 1903 era Pontefice Massimo san Pio X, la cui lotta senza quartiere al modernismo religioso e politico condizionava le scelte dei cattolici “impegnati” di quegli anni.

L’impegno del Gentiloni

Appartenente a una famiglia di antica nobiltà marchigiana, figlio di un ufficiale pontificio che aveva combattuto a Castelfidardo contro Cialdini nel 1860, educato nella più sana religiosità, condusse studi giuridici e divenne avvocato penalista a Roma. Fin da giovanissimo si attivò nelle fila del mondo cattolico più tradizionale, all’interno dell’Opera dei Congressi. Fra le sue prime esperienze lavorative, difese i maggiori esponenti cattolici vittime della repressione liberale dopo i fatti del 1898. In occasione delle sue nozze nel 1900, ricevette da Leone XIII l’onorificenza di Cavaliere di Cappa e Spada.

Con lo scioglimento dell’Opera dei Congressi da parte di san Pio X nel 1904, Gentiloni si ritirò a vita privata e si interessò delle sue attività commerciali, finché nel 1909 fu convinto dal Papa stesso ad accettare la carica di Presidente dell’Unione Elettorale Cattolica Italiana (UECI), ricevendo al contempo la commenda di San Gregorio Magno, segno inequivocabile della stima che il pontefice nutriva per lui.

Il Gentiloni capiva che ormai, con il cambiamento dei tempi, l’esclusione attiva e passiva dei cattolici dalla vita politica italiana si tramutava in un forte vantaggio per le forze anticattoliche. Inoltre, da quando san Pio X aveva di fatto restaurato l’Azione Cattolica nel 1905, già si era più volte verificato che in alcuni collegi a rischio vittoria dei socialisti, i cattolici avessero ricevuto dal vescovo una deroga al Non-expedit, divenendo spesso decisivi per la sconfitta delle forze anticristiane. In qualche modo, occorre dire, anche san Pio X comprendeva la necessità di un’azione dinanzi all’avanzata del socialismo fra i ceti popolari, specialmente dopo l’approvazione dell’allargamento del suffragio elettorale maschile.

Parlando al XX congresso nazionale cattolico svoltosi a Modena dal 9 al 13 novembre 1910, Gentiloni auspicò una più efficace organizzazione elettorale, tale da consentire ai cattolici di far valere il peso della loro forza numerica. «Il cattolico», affermò, «che per indifferenza o per tradizionale lasciar fare, non intende la importanza del voto, non si studia di impegnarsi a far argine alla marea montante, tradisce la causa della Chiesa e della patria. (…) I cattolici sono la maggioranza numerica della nazione. I cattolici son sempre gli sfruttati, i derisi, i conculcati. Da che cosa dipende tutto questo? Dal fatto che i cattolici, nella maggior parte, non sono consci della propria forza, non comprendono il loro dovere, non pensano a organizzarsi sul serio».

Da questo momento iniziò un’infaticabile attività personale, che lo porta in tutta Italia, per creare comitati elettorali cattolici e alla fine del 1911 poteva contare su 177 associazioni aderenti.

Il “Patto Gentiloni”

zzzzspxQuesto fu il Patto Gentiloni, che divenne poi di tutta evidentissima forza e importanza quando nel 1912 fu approvato il suffragio universale maschile. A questo punto l’attività del conte fu approvata e sostenuta anche da altri esponenti attivi dell’associazionismo cattolico. In occasione delle elezioni del 1913, ci si batté senza sosta, e si giunse a una “piattaforma elettorale” comune fondata su 7 punti (eptalogo), che i candidati che desideravano il voto dei cattolici dovevano accettare, dandone «sicure garanzie o privatamente per iscritto o con la esplicita inclusione di tali punti nel pubblico programma agli elettori». I sette punti riguardavano la difesa della libertà di coscienza e di associazione e l’impegno di opporsi «a ogni proposta di legge in odio alle congregazioni religiose»; la difesa  dell’insegnamento scolastico privato; la difesa del «diritto dei padri di famiglia di avere pei propri figli una seria istruzione religiosa nelle scuole comunali»; la difesa dell’unità della famiglia e l’«assoluta opposizione al divorzio»; il riconoscimento su un piano di parità di «tutte le organizzazioni economiche e sociali indipendentemente dai principii sociali o religiosi ai quali esse si ispirano»; la riforma degli «ordinamenti tributari e degli istituti giuridici», attraverso l’«applicazione dei principii di giustizia nei rapporti sociali»; infine si chiedeva «una politica che tenda a conservare e rinvigorire le forze economiche e morali del paese, volgendole a un progressivo incremento dell’influenza italiana nello sviluppo della civiltà internazionale».

Il Gentiloni si affrettò anche a trasmettere il testo dell’accordo alle personalità e organizzazioni cattoliche italiane, invitandole a sostenere quei candidati «i quali, ritenuti personalmente degni dei nostri suffragi», avevano accettato i sette punti programmatici indicati dai cattolici, compresi giolittiani e liberali. Ma rimaneva chiaro che la condizione per dare loro il voto era la loro accettazione scritta dell’eptalogo.

Ad elezioni avvenute, Gentiloni sottolineò lo straordinario successo della sua iniziativa con tali cifre alla mano: ben 228 deputati erano stati eletti con il voto dei cattolici e quindi erano ormai vincolati, volenti o nolenti, all’eptalogo, il non expedit era stato tolto in 330 collegi ed era stata mantenuta l’astensione più assoluta in altri 178, mentre i candidati sostenuti dai cattolici erano stati sconfitti solo in 100 collegi. La salita al potere di Turati e soci era stata sventata. Non solo: i liberali avevano vinto, ma centinaia di loro deputati erano ormai vincolati al Patto con i loro elettori cattolici.

L’ira delle forze laiciste fu immensa, a partire dal Corriere della Sera di Albertini, che denunciò «il pericolo immenso di questo intervento diretto di un conte Gentiloni in nome del Papa nelle più delicate elezioni della penisola». Molti deputati notoriamente massoni si affrettarono a negare di aver firmato il patto, ma vanamente. La vittoria, ancor prima che elettorale e politica, era ideale. I cattolici avevano trovato uno strumento di lotta pacifico e fortissimo. E questo era il grande pericolo.

E, infatti, chi si oppose al Patto Gentiloni all’interno dello stesso mondo cattolico? Ovviamente lo scomunicato Romolo Murri, del quale ebbe a dire lo stesso conte: «I buoni contadini, fedeli alla religione degli avi, obbedienti al più scrupoloso clero, in tre ore hanno fatto giustizia di un pallone gonfiato». Ma, al di là del pallone gonfiato ed eretico, è da notare che un altro politico si oppose al Gentiloni e alla sua vittoria: si chiamava Luigi Sturzo. Era chiaro che due visioni politiche iniziavano a scontrarsi all’interno del mondo cattolico: quella che, in termini odierni, potremmo definire “dei principi non negoziabili” e quella democristiana, fondata sul compromesso ideale e politico con le forze anticristiane.

La vittoria del patto, che avrebbe potuto effettivamente aprire col tempo alla costituzione di un serio partito fedele alla Chiesa e alla tradizione cattolica di sempre incarnate in san Pio X, non poté essere in tal senso sfruttata. Nel 1914 morì il santo Pontefice (che comunque, sia chiaro, non ostacolò l’operazione ma nemmeno mai si pronunciò chiaramente a favore di futuri progetti partitici) e nel 1916 morì anche il Gentiloni. Ciò che venne dopo, si chiama Luigi Sturzo e Partito Popolare, e poi Democrazia Cristiana, il nome che Murri aveva dato al suo movimento. E le conseguenze politiche, religiose e morali di tutto questo sono dinanzi ai nostri occhi.

Concludiamo con una riflessione: a distanza di un secolo, in un mondo profondamente e drammaticamente mutato, in un Italia che in fondo non è poi così cambiata dal punto di vista politico, e in una Chiesa che invece è radicalmente mutata, l’intuizione di san Pio X e la fattiva operosità organizzativa e associativa del conte Gentiloni potrebbero costituire un esempio eccellente per tutti noi, impegnati con ben altri nemici e a dover respingere ben altre follie sovversive e infernali, se… ci fosse san Pio X… Invece spesso sono i nemici di Dio e della Chiesa ad essere aiutati. Ma questo non deve costituire ragione di scoraggiamento e vile assenza dall’apostolato bensì ulteriore ragione di lotta e deve spingerci sempre più all’esercizio della virtù teologale della Speranza.

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6 Responses to Un’altra Storia è possibile. Rubrica di studi storici di Massimo Viglione

  1. Giorgio ha detto:

    Bellissimo articolo, molto istruttivo. Come detto esplicitamente, utilissimo anche per i nostri tempi bui. Giorgio

  2. marco ziosi ha detto:

    Grazie professore per il suo impegno, la sua abnegazione e per la sua condivisione di sapere.
    Dio la benedica!

  3. Cesaremaria Glori ha detto:

    Condivido totalmente. Occorre un nuovo, rivoluzionario (nel senso di andare contro corrente) movimento del mondo cristiano fedele alla tradizione e alle radici cristiane dell’Italia. Potremo essere pochi; non è il numero che conta ma la bontà e il coraggio delle idee a far proseliti. Ci sono tanti italiani nauseati di quel che accade nella società e anche nella Chiesa. Manca un leader, è vero, un leader però che sia moralmente integro e dalla condotta esemplare. Se non c’è preghiamo Dio che ce lo mandi o che lo svegli se non ha il coraggio di farsi avanti. Senza la preghiera non approderemo a nulla, mentre con Dio al nostro fianco non avremo da temere alcun avversario. Nel nostro ambito ci sono uomini ( e anche donne) validi ancor giovani e pieni di entusiasmo e di energia. Che escano allo scoperto e li potremmo sostenere e diffondere il loro nome. Le risorse per sostenerli? Se c’è il convincimento che si tratta delle persone giuste i sostegni arriveranno perché c’è sete di veri leader.

  4. Paola B. ha detto:

    “…due visioni politiche iniziavano a scontrarsi all’interno del mondo cattolico:
    quella che, in termini odierni, potremmo definire “dei principi non negoziabili”
    e quella democristiana, fondata sul compromesso ideale e politico con le forze
    anticristiane.. ”

    Interessantissimo articolo, e particolarmente interessante questa diagnosi:
    praticamente iniziò lo sfacelo cristiano, nella politica e nella Chiesa.

  5. andrea ha detto:

    https://drive.google.com/file/d/0B1Q6z_SAbBuSTk90VzhzNXFXR1U/view
    Saprebbe darmi delle delucidazioni, grazie?
    saluti Andrea.

  6. MaurizioM ha detto:

    Interessantissimo articolo. Dall’errore di Don Sturzo, sacerdote liberale, alla società apostatica dell’eretico Murri. Percorso cattolico parallelo alla naturale evoluzione illuminista verso il marxismo. Cent’anni dopo Sturzo e 50 anni dopo Dossetti il percorso è uno solo. Con la falce e il martello al posto della Croce.

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